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Storia
La Sicilia è ricchissima di tradizioni popolari, nate dal culto religioso e da antiche credenze in personaggi leggendari.


Storia maggiore e storia minima

La gloriosa storia della Sicilia si compendia, almeno per alcuni suoi aspetti, e non certo minori, nella monumentale opera di due storici palermitani e cioè nella "Storia dei Musulmani" di Michele Amari (1806-1889) e nella "Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane", in venticinque grossi volumi, di Giuseppe Pitrè (1841-1916).

Ancora una volta la parola ci consegna, e ci conserva, da un lato vicende di regni e di imperi, mutazioni profonde nella struttura stessa della civiltà dell’isola, assimilazioni di nuove forme di cultura (per esempio della cultura scientifica, astronomica e matematica in particolare), dall’altro i motivi che di secolo in secolo si sono tramandati, nelle forme della tradizione orale o scritta, delle espressioni di arte e di poesia, del canto e della musica, nella gente del popolo, nelle classi sociali più umili.

Storia maggiore e storia minima, potremmo dunque dire, ma che insieme costituiscono un prezioso documento per un panorama della civiltà dell’isola e per un approfondimento di costumi antichi, suggestivi, fantasiosi e nobili.

Immagini siciliane

Vediamo di conoscere un po’ di questa "storia minima" in una delle manifestazioni più ammirate, anche fuori della Sicilia, e cioè quella che si lega all’opera dei pupi o "opra di li pupi".

Dobbiamo subito dire che le "storie" recitate nel teatro popolare delle marionette (i pupi) si ritrovano, assai spesso, narrate attraverso il colore e composizioni figurative, nei carretti siciliani, quei carretti che Carlo Levi vide in un paesaggio umano e naturale di meravigliosa, dolente realtà e che ci descrisse nel bel libro "Le parole sono pietre":

Fra gli aranceti e le alte canne brilla un mare meraviglioso, negli orti lavorano al sole uomini e donne, nelle piccole fornaci artigiane gli operai impastano la terra per le tegole, per le strade passano miriadi di carri dipinti, colorati, con le storie dei Paladini, come una continua emigrazione di un popolo che non può star fermo. Ma, passata di pochi chilometri Termini Imerese, la strada si addentra verso la montagna. Il paesaggio cambia di colpo, ci si inoltra nelle lande sterminate e nude dei feudi.

Ecco, dunque, che i carretti siciliani e l’opera dei pupi hanno in comune un vasto soggetto di rappresentazione visiva e mimica che affonda le sue radici nel sentimento dell’eroico e dell’avventuroso, dell’impeto generoso e dell’atteggiamento cavalleresco che sono propri dell’anima popolare: le "canzoni di gesta".

Carretti siciliani e "pupi"

Gli stessi colori, accesi e sfolgoranti, delle fiancate dei carretti siciliani, che sono talvolta veri e propri quadri di largo respiro e di realismo impressionante, le delicate, commoventi decorazioni in cui si scioglie un’ingenua fantasia, le geometriche di raggi e scacchi in cui sembra brillare la luce del sole di Sicilia, trovano un equivalente nella bellezza policroma dei costumi dei "pupi", nel gioioso abbandono all’ondeggiare delle piume, nella lucentezza delle corazze, degli scudi, delle spade, degli elmi, nelle ben disegnate "maschere" dei personaggi, sognanti come Marfisa o truculenti come il re dei Mori.

Pupi siciliani
I pupi siciliani

Ma qual è l’origine del teatro dei pupi, qual è la storia, più in generale del teatro delle marionette che appassionò grandi scrittori e che è simbolo di civiltà lontanissime tra loro, e non solo nella dimensione dello spazio, quali la civiltà europea e quelle asiatiche?

Piccole storie

Il nome marionetta pare derivi dal diminutivo di Maria (Marion, Mariette, Mariole, Mariolette) e che in Italia tale vocabolo si deve riportare alla festa delle Marie a Venezia, durante il decimo secolo. Dodici fanciulle, in ricchi abiti, erano condotte in processione per le vie delle città; in luogo delle fanciulle vennero poi offerte all’ammirazione del pubblico "dodici grandi Marie di legno (de tola), dette Marione, che poi i baloccai riprodussero in proporzioni minuscole, anche per divertire i bambini".

Stabilita così l’origine del nome, sul quale pare regni concordanza tra i cultori di storia del teatro, dobbiamo aggiungere che esistono differenze tra le "marionette" e i "burattini", essendo, le prime, mosse da fili di ferro o di refe, le seconde, invece, anch’esse dalla mano del burattinaio ma infilata nel fantoccio, nel suo vestitino.

Così va ancora detto che la marionetta ha sempre accompagnato, come espressione teatrale e forma di commento di leggende, di fatti eroici, persino di sacre rappresentazioni (con funzione evidente didascalica, cioè di insegnamento di virtù e denuncia del male) tutte le epoche storiche e che, per quello che riguarda l’Europa, e in particolare l’Italia, ha avuto momenti di eccezionale favore dal XVI secolo in poi.

Nell’ottocento fiorì l’"opera dei pupi" la quale poté contare su famiglie di eccezionali "opranti", cioè di burattinai che si trasmettevano di padre in figlio la difficile arte di far agire le marionette in uno scenario elementare e pure molto suggestivo.

I soggetti preferiti del teatro dei pupi sono quelli di carattere epico- cavalleresco, che danno alla rappresentazione il tono di un’epopea altamente drammatica ma trasferita in ambiente e in discorso popolari.

La tradizione epico- cavalleresca è di derivazione francese (precisamente della Chanson de Roland) e mentre in Francia si spese relativamente presto. In Italia, e particolarmente in Sicilia, ebbe un’ininterrotta risonanza.

Le fonti di questa tradizione vanno ricercate anche nella ricca produzione e nella instancabile vena inventiva dei "cantastorie" oltre che nei poemi cavallereschi classici, quali il "Morgante" di Luigi Pulci, l’"Orlando Innamorato" di Matteo Maria Boiardo, l’"Orlando Furioso" di Ludovico Ariosto e nelle narrazioni dei "Reali di Francia".